Rebecca Lorusso

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Rebecca Lorusso nasce in radio.

Ho fatto anche la radio per un brevissimo intensissimo momento. Era agli inizi degli anni 90, e da quella esperienza ho appreso che da grande mi piacerebbe fare la radio. Ecco, se mi dicessero “quando puoi cominciare?” io gli direi “mi dai il tempo di lavarmi i denti?“.

Mi avevano affidato uno spazio all’interno di un programma di musica che andava in onda il primo pomeriggio. Un orario di grandi ascolti. Uno spazio in cui mi davano carta bianca!!!! Wow! SLURP. Colsi al volo questa opportunità: pensai subito a una cosa in cui avrei voluto cimentarmi da tempo. Una radionovela a puntate (quella era la stagione delle telenovele in tivì). Una radiocommedia, insomma. Naturalmente sporca, naturalmente comica, naturalmente assurda, naturalmente grottesca, naturalmente trash. Come le cose che scrivevo a fumetti.
Così mi misi al lavoro e vennero fuori una sessantina di puntate di una decina di minuti l’una. La protagonista era Rebecca Lorusso (il nome venne fuori così, semplicemente perché bisognava già andare in onda e non avevo ancora trovato un nome). Una donna ricchissima, tirchia, pazza nevrotica, spregiudicata, audace, procace, cinica, vendicativa, capitana di non meglio identificate imprese, con una vita piena di eventi mondanissimi in compagnia di celebrities internazionali, ma anche di tristissime riunioni di condominio e di liti svaccate con la signora d’appresso per questioni di mollette. E sempre a caccia di uomini e mariti che cambiava con la frequenza di uno a puntata.
Gli episodi della radionovela erano recitati completamente in diretta, rumori e ricerca delle musiche compresi. Al microfono eravamo io e Mino De Santis, dj. Uno dei migliori complici che abbia mai avuto nelle mie disparate attività. Ci spartivamo le parti lì per lì. Normalmente lui faceva le voci maschili e io quelle femminili (quindi anche Rebecca). Ma quando era il caso, potevamo anche invertire le parti. E naturalmente andavamo anche molto a braccio. A dirla tutta tutta, mi è successo molto spesso di essere arrivata, a programma già avviato, con la puntata del giorno incompleta, e che abbia scritto, carta e penna (che allora i portatili ce li avevano solo 15 terrestri), un finale molto abbozzato proprio mentre la trasmissione era già in onda. E dunque spessissimo siamo andati a recitare senza neanche aver letto prima. E a produrre effetti e rumori come ai tempi di Orson Welles. Per fortuna avevo trovato degli insospettabili sorprendenti compagni di avventura, tecnici compresi, che non solo si prestarono al gioco senza esitazione, ma si divertivano moltissimo proprio nel gioco dell’improvvisazione. Magnifica avventura.

Ok. Quando tutta questa bella storia finì, pensai che sarebbe stato divertente farne una trasposizione a fumetti. Le sceneggiature erano già bell’e pronte e dunque niente di più facile. Così mi sembrò. Ma le cose della vita sono sempre così mutevoli. E quindi il progetto andò avanti per un po’, ma poi dovetti privilegiare altre imprese. Restano solo un paio di episodi completi, e molti bozzetti sparsi.

Rebecca

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