Io, la seconda figlia

il teatro

Questo monologo è uno dei lavori a cui sono particolarmente legata, e per un sacco di motivi.

Innanzitutto perché l’autrice del racconto da cui è tratto lo spettacolo, nonché l’attrice che lo interpreta, è mia sorella.

Quando le venne in mente di metterlo in scena, e mi propose di dirigerlo, pensai subito “Wow, perfetto”. Perché il racconto è la sua autobiografia, dai ricordi d’infanzia fino all’oggi, attraversando un bel pezzo di storia comune a tutti, e dunque, in quanto parente strettissima, ci stavo tutta. La sua idea era elettrizzante anche perché questa sarebbe stata la sua prima volta sola in scena (la famosa grande prova attoriale) e, per di più, raccontandosi nuda e cruda. Che non è da tutti. Soprattutto, ed è il suo caso, se sei un beniamino del pubblico tivù. Fantastico. Era una di quelle sfide di cui mi innamoro a prima vista.

E’ stato un lungo lavoro, ma estremamente arricchente, per entrambe. Nella fase di riscrittura scenica abbiamo vivisezionato ogni frase, pesato ogni verbo, discusso per ore sul senso da dare ad ogni quadro. E’ stato un brainstorming sostanziosissimo, che ci ha anche fatto mettere a fuoco meglio tanti aspetti della realtà e della nostra vita. Ma durante il quale abbiamo anche riso tantissimo, alle lacrime, ai dolori al fianco, come del resto ci succede da sempre quando stiamo insieme. Non c’è stato mai un momento di noia, neanche durante le prove che notoriamente sono un mezzo supplizio. Per tutta la durata dell’allestimento è stato sempre un crescendo di idee invenzioni soluzioni e gag, uno di quei momenti di creatività a mille. Frizzi e lazzi, scintille e lapilli.

E’ stata anche una gran bella prova del nove per me: giocare con un’autrice/attrice con una personalità fortissima (vero animale da palcoscenico, eh, uno di quei rarissimi casi in grado di tenere brillantemente la scena da sola per quasi due ore) e con cui hai perfino un rapporto sorellesco, non è un’impresa facile. Mediare e frenare la tua visione concentrandoti sulla sua visione, e lasciare che il suo modo di essere fosse il punto focale, è stato un bell’esercizio.

E infine, ma non ultimo, grande soddisfazione perché è un lavoro tutto al femminile, totalmente femminile. E questa è una cosa che mi piace molto. Soprattutto perché, a differenza di tanta roba al femminile che mira sempre alla tristezza, alla frustrazione e alla dimensione trita e contrita della condizione della donna, questo è invece un lavoro sull’allegrezza delle ragazze, che propone una visione della donna colorata ed evoluta, sfrontata e padrona del mondo. Mai neanche una molecola di lamentosità. Tutt’altro. E’ proprio il sopracciglio alzato delle donne.

Tiziana Schiavarelli fotografata da Simona Ruffino

 

Tiziana Schiavarelli

in

Io, la seconda figlia

tratto dall’omonimo racconto di Tiziana Schiavarelli

 scene e costumi Luigi Spezzacatene

videoanimazioni e selezione musicale Nole Biz

videoediting Daniele Domanico

audioediting X-Fade Production snc

sartoria Artelier Casa d’Arte Bari

regia Nole Biz

 prodotto da Anonima G.R., 2008

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