Ho sempre pensato che insegnare, e quindi, nel mio caso, curare laboratori o botteghe di mestiere, fosse quanto di più lontano da me. Semplicemente perché sono convinta che sia un'attività che richiede attitudini che non mi appartengono. E ogni volta che mi hanno proposto cose così, ci ho sempre pensato su molto e a lungo prima di prendere in seria considerazione questa possibilità. Il fatto è che, attitudini a parte, non mi considero una teorica e ho mille e mille lacune tecniche in ogni disciplina che ho praticato. E, a dirla tutta, da autodidatta doc, in fondo mi considero un'eterna apprendista in eterno progress. E anche in eterna apprensione ;-)
Però ho un'idea, ed è che quando sei realmente appassionato a qualcosa, realmente appassionato, non puoi che dare il meglio. Non puoi che trasmettere al meglio il tuo piccolo bagaglio di know how. Continuando ad imparare e ad arricchirti. Il punto è sempre quello, alla fine: se ci metti il cuore, non puoi che essere vincente.
E così è successo che ci ho provato. Ed è stata ogni volta una magnifica esperienza. In cui sapevo che mi sarei arricchita, ma non immaginavo proprio che avrei ricevuto molto molto di più di quanto abbia dato.

Quella che racconto qui, attraverso questi video e foto, è la bellissima storia, durata quattro anni, dei laboratori Mus-e, un progetto multiculturale europeo dedicato ai bambini, che si proponeva di contrastare, attraverso esperienze artistiche, l'emarginazione e il disagio sociale nelle scuole primarie pubbliche. Scuole di "frontiera", dunque. Una bellissima storia che ho condiviso con due super eccellenze, nonché due persone diamante, Miriam Totire, danzatrice, e Anna Rita Peluso, musicista.